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Archetipi del complotto: QAnon e l’accusa del sangue

In questi giorni diversi siti d’informazione e testate giornalistiche stanno parlando di QAnon, una recente teoria del complotto originatasi negli USA.

Da sempre provo un grande interesse per il complesso mondo del cospirazionismo e delle leggende metropolitane: ritengo che siano narrazioni analoghe a una mitopoiesi contemporanea, pur con tutti i distinguo del caso. Sull’argomento ho scritto un libro, a cui rimando chi è interessato ad approfondire l’argomento: La verità dei tempi. Teorie del complotto e miti contemporanei

Anche l’emergersi e il diffondersi di Qanon, dunque, ha catturato la mia attenzione. Tuttavia ero restio a parlarne, perchè la discussione online di simili tesi rischia di alimentare il meccanismo secondo cui le stesse si diffondono, causando considerevoli danni psicologici, sociali e culturali.

Dettaglio dal Saturno di Peter Paul Rubens (1636)
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Simboli della pandemia

Ci sono eventi in grado di sconvolgere le nostre vite, modificando in pochi giorni abitudini e convinzioni che credevamo eterne. In genere si tratta di sciagure, quali le guerre, o le catastrofi naturali. Ai danni della tragedia si somma dunque la difficoltà del cambiamento, la vertigine che si prova quando scompaiono all’improvviso i propri punti di riferimento.

Queste transizioni epocali sono sempre accompagnate dall’emergere di simboli. La pandemia di Covid-19 non fa eccezione; un’analisi della costellazione simbolica catalizzata dal contagio non può che essere utile per comprendere più a fondo cosa la malattia ha significato per noi.

Giuseppe Maria Mitelli, La Maschera (1688)
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L’assassinio dei divi

The princess of Wales
Her sexual drive
Stop dead under the river
In the capital of romance
The most hunted
Body of the modern age
Flowers crown her head
Ancient goddess of the moon

(Ulver, Nemoralia)

The assassination of Julius Caesar” è un disco del 2017, ad opera della band norvegese Ulver. E’ uno degli album che ho ascoltato più assiduamente negli ultimi anni, ma non è sull’aspetto musicale che ora vorrei concentrarmi. Piuttosto, tratteremo di un tema simbolico importante e attuale, che attraversa trasversalmente i testi di diverse canzoni del disco: l’uccisione del divo, un sacrificio che ha tutti gli aspetti di un inconsapevole rituale di massa.

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Simia Dei

Il forte senso di assistere ad una grave infrazione dell’ordine cosmico, quando si sente parlare di clonazione umana, o di intelligenze artificiali in grado di imitare in tutto e per tutto il nostro comportamento. Senso di trasgressione misto a una vena di attrazione, com’è sempre in questi casi.

Statua in gesso rinvenuta nel sito di ‘Ain Ghazàl, risalente a 9.000 anni fa. Source
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Simbologia delle discussioni su Facebook

I vaccini obbligatori. Il riscaldamento globale. Gli immigrati. Il Covid, il lockdown, le mascherine. Argomenti roventi, che infiammano la discussione. Nei talk show e nei giornali, fino ad arrivare ai social network e alle chiacchiere da pausa caffè: di volta in volta, c’è sempre un tema del giorno, una questione che monopolizza l’attenzione, tanto che praticamente chiunque si sente in dovere di dire la sua in merito.

Miniatura dalla Bibbia Maciejowski, ca. 1250
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Stelle di Anthony Aveni – recensione

Laddove i maori vedono una Via Lattea di ciottoli luccicanti, gli indù vedono un branco di delfini che nuotano e i popoli finnici uno stormo di uccelli in volo. Gli armeni immaginano un ladro che ha rubato una balla di fieno, e nella fuga, perde un po’ di erba secca; per i cherokee, il ladro è un cane che rovescia un sacco di farina di mais.
Per gli ungheresi, la Via Lattea ricorda le scintille prodotte dai ferri dei cavalli sul selciato quando un drappello di cavalleria si precipita verso la battaglia. Il popolo zulu la immagina come lo stomaco di una mucca, mentre gli antichi greci ci vedevano il latte schizzato nel cielo quando Eracle, appena nato, succhiò troppo forte il capezzolo della madre.

Anthony Aveni, Stelle (Il Saggiatore)

La fantasia dei popoli che è giunta fino a noi, non viene dalle stelle – almeno così cantava Battiato. Ma a ben pensarci, è un giudizio un po’ drastico. Da sempre l’umanità ha trovato nel cielo notturno un grande specchio su cui riflettere. Il firmamento è un magnete che attrae la mente, un catalizzatore attorno a cui si cristallizzano piccole storie e grandi mitologie.

Abbiamo una certa familiarità con le leggende greche legate alle costellazioni. Sappiamo ad esempio che Orione era un borioso cacciatore, e che gli dei decisero di punirlo mandando un velenoso scorpione sul suo sentiero. Ma cosa raccontano, gli altri popoli, di questa stessa costellazione? Quali storie si intessono attorno alle sue stelle, in Cina, o in Sud America?

E’ proprio per rispondere a domande simili che è stato scritto Stelle – Il grande racconto delle costellazioni – un libro di Anthony Aveni, recentemente tradotto in italiano da Il Saggiatore.

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Poeti, meccanici e autisti

Stiamo venendo per distruggere i meccanismi. L’uomo-macchina verrà distrutto. Affiggete i manifesti: L’uomo-macchina verrà distrutto!
Srečko Kosovel, Ai Meccanici! (Meccanici e autisti!)

Nonostante sia morto alla giovane età di 22 anni, Srečko Kosovel può ben dirsi uno dei più grandi poeti della Slovenia. Nato nel 1904, seppe cogliere i dolorosi contrasti della sua era, coniugando l’introspezione con un’acuta comprensione della fragile situazione politica dell’Europa di inizio Novecento.
La poesia Mehanikom!, scritta nel 1925, ha il sapore di un vero e proprio proclama. Kosovel si scaglia contro “Meccanici e autisti”, ma ovviamente il vero bersaglio del poeta non sono i professionisti che comunemente identifichiamo con questi nomi. Con il termine “meccanici”, Kosovel descrive quella categoria di persone che ha abdicato il pensiero vivo. I meccanici sono coloro che reagiscono in maniera automatica e prevedibile agli stimoli, come una macchina, o un algoritmo. Persone eterodirette, completamente influenzate da un centro decisionale esterno. Soldati che eseguono ordini, burocrati che applicano alla lettera leggi assurde e disumane, ma anche la gente comune, che senza nemmeno rendersene conto diventa una banderuola ad ogni vento ideologico che prevale al momento.

Illustrazione per il racconto Frank Reade e l’uomo a vapore (1892)
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Save our souls

Vendere l’anima al diavolo. Nelle antiche leggende il demonio garantiva ricompense portentose: ricchezza, potere, eterna giovinezza. Erano inganni, si intende, alla fine l’affare si rivelava una truffa. Col diavolo è sempre così.

Passano i secoli, dalle leggende si arriva al nostro schiacciante presente. Eppure ancora oggi il diavolo continua ad acquistare anime, e gli offerenti sono cresciuti vertiginosamente. I venditori d’anima sono aumentati a un livello tale, che ora il valore di mercato è colato a picco. È una legge dell’economia: all’aumentare dell’offerta, il prezzo cala. L’inflazione colpisce anche l’anima.

Miniatura dalle Rotschild Canticles (XIV sec.) – Manoscritto Beinecke MS 404
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Il simbolo nell’anima – recensione

«Questo universo è davvero un vivente animato e intelligente, generato dalla provvidenza». Così scriveva Platone nel Timeo, celebrando il cosmo come un àgalma, un’«immagine sacra», che rappresenta e riproduce, nel divenire, l’eterna perfezione dell’essere. Un grande e meraviglioso «animale», un organismo che ha zoé, «vita», sensazione e pensiero. In esso nulla è irrelato perché un’invisibile harmonìa ne connette saldamente gli elementi, creando una trama occulta di corrispondenze e di mutui effetti. E’ come se un unico «respiro» lo attraversasse da un capo all’altro e ciascuna cosa inalasse ed esalasse questo soffio, secondo un impercettibile, ma regolare ritmo che riverbera ovunque.
Davide Susanetti, Il simbolo nell’anima (Carocci editore)

Non potevo certo farmi scappare un libro con un titolo simile!
Il simbolo nell’anima è un libro di Davide Susanetti, professore di letteratura greca all’Università di Padova e già autore di altri libri sulla sapienza dell’antica Grecia, come La via degli dei, o Luce delle Muse.

Il Simbolo nell’anima approfondisce il tema della ricerca di sè, seguendone le tracce nella tradizione platonica. Il filo conduttore è il celebre «conosci te stesso» dell’oracolo delfico. Partendo dai dialoghi di Platone, l’autore ci conduce alla scoperta delle meditazioni di Plotino, agli scritti di Giamblico e Sinesio di Cirene, fino alla teurgia di Proclo e alla poesia mistica degli Oracoli Caldaici.

Conoscere sé stessi non è semplicemente un’introspezione, non è la banale constatazione del proprio carattere, delle qualità e dei difetti che ciascuno di noi ha. Quello non è che il primo passo: la vera scoperta di sé inizia lì, il primo passo di un viaggio lungo e impegnativo che porta l’anima a elevarsi dal mondo materiale, dal piano più basso dell’esistenza fino a ricongiungersi con la divinità.

Ogni capitolo del libro segue un autore della tradizione platonica, focalizzandosi sui diversi approcci a questo viaggio dell’anima: la contemplazione di Plotino, il sogno in Sinesio, l’aspetto rituale in Proclo. Tratto comune di queste vie convergenti è il simbolo:
Solo la forza dei simboli poteva rendere l’anima capace di procedere al di là del corporeo. Solo l’efficacia dei riti, che di quei simboli sapevano fare un uso conveniente, poteva davvero ripristinare la connessione perduta con gli dei e con i livelli più alti dell’essere.

Il simbolo collega le cose del mondo alle potenze divine, come una segnatura che proviene dalla causa divina e si imprime in ogni sostanza. Ma questo rapporto è anche una via che si può percorrere in senso opposto, per quel “viaggio di ritorno” che l’anima intraprende staccandosi dal divenire per tornare al divino.

L’erudizione e la precisione del testo non contrastano con la sua attualità. Al contrario, uno dei pregi de Il simbolo nell’anima è di proporsi come l’invito a una via spirituale tutt’ora percorribile. L’autore stesso lo esplicita nell’introduzione con parole particolarmente ispirate:
La possibilità di «re-incantare il mondo», non per tornare all’impossibile ingenuità dell’arcaico e del mitico, ma per saldare la sapienza della tradizione antica con le punte più avanzate di una nuova scienza: creare la realtà del «post», riaccendendo la «scintilla di simboli antichi», nella rinnovata e diversamente concepita consapevolezza di un universo che non sia materia bruta, mossa da leggi meccaniche in un vuoto inerte, ma un tutto coerente e cosciente, in un campo unificato ,in cui la realtà fisica e realtà spirituale sono il medesimo.