L’alchimia svelata – recensione

Chi trasforma è trasformato. Le operazioni alchemiche non servono banalmente a estrarre l’oro da una materia grezza, bensì a estrarre l’oro filosofico da una materia (l’operatore stesso) purificandola e facendola tornare all’originaria purezza perduta.
(Giuseppe Giudice, L’alchimia svelata – Edizioni Mediterranee)

L’alchimia è forse il principale filo d’Arianna con cui mi oriento nel labirinto della simbologia. Non soltanto per l’ampio utilizzo che gli alchimisti fecero della simbologia, sia nei testi stessi che nelle illustrazioni che li accompagnavano; ma anche e principalmente perchè il lavoro alchemico si incardina in quell’interazione fra soggetto e oggetto che è l’elemento principale e forse più importante del rapporto simbolico. L’artefice lavora sulla materia prima, ma grazie all’empatia che si instaura fra l’uomo e il mondo, vale anche l’inverso: le reazioni che accadono nell’Athanor influenzano l’alchimista, e in un certo senso è dunque la materia a trasmutare l’operatore.

Se è vero che l’alchimia è una preziosa guida, bisogna dire però che questo filo d’Arianna appare spesso ingarbugliato: a tratti è difficile da seguire, certe volte è persino annodato in matasse incomprensibili. La simbologia alchemica ci seduce con il suo fascino, ma ci tiene distanti con il suo riserbo. Una delle domande che spesso mi sento rivolgere da chi si accosta a questo argomento riguarda proprio questa difficoltà: da quale libro iniziare, per farsi un’idea di cos’è l’alchimia, per iniziare a muovere i primi passi nell’Arte Regia?

A questa necessità risponde egregiamente L’alchimia svelata, un saggio introduttivo e completo scritto da Giuseppe Giudice, e pubblicato da poco da Edizioni Mediterranee. Qui trovate la scheda del libro, sul sito della casa editrice.

Non si tratta di un compito facile. Anche le tradizioni esoteriche attraversano il flusso della storia; pur nell’unità di intenti sottostante, si frastagliano in varianti e prospettive diverse, creando una ricchezza culturale che però è difficile riassumere e semplificare. L’autore in questo dimostra un grande equilibrio, riuscendo nel delicato compito di bilanciare le diverse sensibilità con cui l’alchimia viene attualmente recepita, includendo nel suo discorso sia gli aspetti più operativi che i risvolti prettamente psicologici derivanti dalla riflessione junghiana.
Come scrive lo stesso Giudice, “Si tratta di una filosofia di vita che unisce religione, psicologia, arte, teoria e pratica. Non a caso gli alchimisti si definiscono «filosofi» per eccellenza, chiamano la loro arte «la filosofia», e il risultato della loro Opera «pietra filosofale». Si rivolge al cuore come alla testa, alla ragione e all’intuito, all’immaginazione e all’intelletto. È, in definitiva, una scienza olistica che interessa la mente, il corpo, lo spirito“.

Il libro si apre con un excursus sulla storia dell’alchimia. Anche questo non è un compito semplice: non è sempre facile distinguere la realtà storica dal racconto mitologico che gli stessi alchimisti fecero dell’origine della loro arte. In questo aspetto, Giudice traccia con competenza e precisione gli sviluppi storici dell’alchimia, senza per questo sacrificare il significato intrinseco dei risvolti più mitologici.

Il testo prosegue poi con una serie di approfondimenti su diversi aspetti dell’alchimia. Descrive le fasi del processo alchemico, e le diverse vie dell’opera; illustra le particolarità del linguaggio, e i trabocchetti che l’interpretazione dei testi alchemici può offrire; evidenzia le connessioni con la magia naturale e l’astrologia. Grazie alle pregevoli illustrazioni a colori, tratte dai manoscritti alchemici, mostra inoltre come l’immaginazione simbolica sia una parte essenziale di quest’arte.
A concludere il volume, troviamo un corposo glossario, che non è una semplice appendice, ma un prezioso strumento per comprendere le parole degli alchimisti: a volte, anche nei termini all’apparenza più semplici, si nascondono significati nascosti, allegorie duplici, persino crittogrammi che potrebbero sviare chi li intende alla lettera.

Com’è ovvio, il titolo non deve illudere: l’alchimia non viene qui privata dei suoi veli, nè d’altronde sarebbe possibile farlo con un libro. Si tratta di una rivelazione che si può raggiungere soltanto con un forte impegno in prima persona, con una perseveranza nella pratica e nella riflessione che a volte può durare anche una vita intera. Ogni cammino, tuttavia, inizia dai primi passi, e questo libro è un’eccellente base per cominciare a muoverli.

Il processo di trasformazione è un «ludus puerorum», un gioco da ragazzi, per chi possiede la chiave della natura“, afferma infatti l’autore nelle note conclusive del libro – ma poi aggiunge: “La verità è che, da soli, non si può comprendere tutto in un sol colpo; si deve andare avanti per gradi, impossessandosi prima di tutto del segreto iniziale, per poi procedere lentamente verso la comprensione dei passaggi sempre più elevati.

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