L’identità e la relazione

Octavio Ocampo - The General's Family

Octavio Ocampo – The General’s Family

1.
“Io mi chiamo Francesco, e tu?”
“Io”, parola semplice e misteriosa. La usiamo ogni giorno, eppure non sappiamo cos’è. Com’è fatto, l’io? È di carne, o è astratto come il pensiero? È un soffio, è la vita? È tutto d’un pezzo, o si compone di diversi elementi? È vero, o è solo un’illusione? Sono domande che tormentano l’uomo da millenni, eppure restano ancora senza una vera risposta. Concentriamoci piuttosto su un aspetto meno indagato, eppure altrettanto importante: dov’è, questo io? Quale linea segna il confine della mia identità? Continua a leggere

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Come in cielo, così in terra

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“Se ripetete un milione di volte il Padre Nostro, il Cielo vi concederà un desiderio, che verrà esaudito dall’Onnipotente in persona.”
Il monaco sollevò la testa dall’antico libro, e meditò su quanto aveva appena letto. Per dire il Padre Nostro si impiega circa dieci secondi (si potrebbe anche fare più veloci, ma poi si rischia di farfugliare e la preghiera non vale, magari devi ripeterla, e va a finire che per far di fretta stai più tempo). Un miliardo di secondi sono circa 2800 ore. Calcolando dieci ore di preghiera al giorno, ci si sta 280 giorni. Si può fare. Continua a leggere

L’Eternità è innamorata delle opere del tempo

La molteplicità è sempre per sua natura caduta dall’uno, ma «Dio è uno» (Gal 3,20). Inoltre è caduta dal bene; infatti l’uno e il bene sono convertibili. In terzo luogo è caduta dal vero; infatti anche il vero è convertibile con l’uno. In quarto luogo è caduta dall’essere; infatti anche essere e uno sono convertibili. Da ciò è chiaro che quel che è diffuso nella molteplicità in quanto tale si allontana dal vero, si allontana dall’essere, e di conseguenza cade nel demonio, opposto a Dio, cade nel male, opposto al bene, cade nel falso e nella menzogna, opposta al vero, cade nel nulla, opposto all’essere stesso.
Questo passo è tratto dal Commento al Vangelo di Giovanni, di Meister Eckhart. Si potrebbe però riportare una caterva di altre citazioni che esemplificano la stessa linea di pensiero: l’uno è il sommo bene, la sola verità; ciò che è molteplice è malvagio e disprezzabile, anzi, è il male stesso, un’illusione che ci inganna e ci condanna. Questa antica ubbia filosofica ha contaminato molte religioni dell’umanità, come una sorta di virus del pensiero. In particolare ha trovato terreno fertile nelle fedi monoteiste, in cui l’unico Dio ben si presta ad una sovrapposizione con l’Uno dei filosofi. Eppure a ben vedere questo modo di intendere la divinità porta ad un paradosso non da poco. Il Dio del monoteismo, infatti, è il creatore del Mondo: l’Uno, che è pura bontà e verità, crea il molteplice, una malvagia parvenza. Eppure “Dio vide che era cosa buona”.
Per risolvere questa contraddizione sono stati elaborati intricati sistemi filosofici ed ineleganti racconti mitologici. Basti pensare alla cosmologia degli gnostici, con le loro ingarbugliate esposizioni del “dramma della caduta”. Una complicazione che mette distanza fra l’Uno e il Mondo del molteplice, ma che alla fine non risolve il dubbio riguardo le responsabilità di questo Dio che si proclama perfetto ed infallibile.
Oggi vi propongo di mettere in discussione alla radice questo problema. L’assioma su cui si basa è stato ripetuto talmente tante volte che ormai non pensiamo nemmeno di interrogarci sulla sua validità. “L’uno è bontà divina, il molteplice inganno diabolico”: non dico che questa affermazione sia falsa, perché nel campo della metafisica non esistono verità o falsità, ma soltanto scelte. Chiediamoci piuttosto: a quali frutti conduce questa radice? Un disprezzo nei confronti del Mondo, contro la grande casa in cui abitiamo. Un contegno altezzoso verso le folle, un egoismo elitario che in fin dei conti è più vile delle masse da cui pretende di elevarsi. Un rifiuto della gioia, che viene intesa come attaccamento agli inganni della molteplicità. La negazione della sacralità della vita, svilita a sfortunata parentesi temporale fra la caduta e il ritorno all’Uno eterno.

Cambiamo le regole del gioco! L’Uno è buono, e la molteplicità anche. Il Mondo è buono, e l’Eternità non è qualcosa di completamente diverso dal piano dell’esistenza in cui viviamo: se il Mondo è una rosa, l’Eternità è il suo profumo. La vita è una benedizione, ma ciò non nega per forza la possibilità di uno stato dell’esistenza oltre la morte. L’individuo non è contrapposto alla collettività: fra i due livelli può esserci un dialogo fecondo, che porta ad un arricchimento reciproco.

Maria come mediatrice fra l'Uno e la molteplicità: il mantello è il Cielo in cui l'Uno risiede, il vestito è la benedizione celeste che si riversa a Terra, dissetando la moltitudine (Madonna della Misericordia, Santuario di S.Maria dell'Arzilla)

Maria come mediatrice fra l’Uno e la molteplicità: il mantello è il Cielo in cui l’Uno risiede, il vestito è la benedizione celeste che si riversa a Terra, dissetando la moltitudine (Madonna della Misericordia, Santuario di S.Maria dell’Arzilla)

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Antichi tatuaggi religiosi

Durante una ricerca sulla fauna immaginaria delle regioni d’Italia, mi sono imbattuto nel libro “Costumi e superstizioni dell’Appennino marchigiano” di Caterina Pigorini Ber (1889). In appendice c’è un’interessante serie di riproduzioni tratte da tatuaggi religiosi legati al Santuario della Santa Casa di Loreto. Una serie di tavole che non mancherà di appassionare chi come me è interessato ai simboli della nostra storia.

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Dal Sol Niger al Black hole sun

Il buco nero è una regione dello spazio-tempo con un campo gravitazionale talmente forte che neppure la luce riesce a sfuggirgli. Un simile oggetto celeste venne ipotizzato già nel diciottesimo secolo, ma solo grazie ai progressi scientifici del Novecento è stato possibile comprenderlo in termini più precisi. Nonostante si tratti di un concetto relativamente recente, il buco nero è stato subito accolto nell’immaginario popolare. La novità scientifica, infatti, si innesta in una serie di precedenti simbolici ampiamente attestati nella nostra cultura.

Immagine da Philosophia reformata di Johann Daniel Mylius, 1622

Immagine da Philosophia reformata di Johann Daniel Mylius, 1622

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Pillola rossa o Loggia Nera?

La trilogia di Matrix rappresenta il più chiaro esempio di contenuto gnostico nel cinema moderno. La saga diventa uno strumento di rifondazione contemporanea del mito gnostico attraverso un’unica grande allegoria: al di là dell’intrattenimento, è più che evidente anche l’intenzione di trasmettere allo spettatore un’ideale di fondo che coincide con questo antico e occulto cristianesimo alternativo.

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L’Iniziato

Il matto che indica la via verso la visione superiore, che si raggiunge con l’iniziazione, è spesso considerato pazzo da quelli che dormono.

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L’esoterismo moderno è un polpettone mostruoso. Prendete tradizioni antiche come l’astrologia, l’alchimia, lo gnosticismo, la cabala, l’ermetismo; aggiungete un tocco esotico con un campionamento sommario ed arbitrario di discipline orientali spesso fraintese; speziate con gli sproloqui della Teosofia, con gli imbrogli dello spiritismo e con le velenose teorie crowleyane. Ecco, adesso buttate tutto in un tritacarne e macinate: otterrete quell’aberrante miscela che oggi usurpa il titolo di “esoterismo”. Continua a leggere