Etichettato: violenza

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“L’unicorno è un animale molto piccolo, che però, come dice Isidoro, ha in se una grande forza. È molto selvaggio e cattivo, in modo che nessun cacciatore lo può catturare con la violenza. Lo si prende però con una casta vergine. Se la si lascia seduta in un bosco da sola, l’unicorno che le passerà a fianco abbandonerà tutta la sua aggressività e ammirandola appoggerà la sua testa sulle sue gambe addormentandosi. In questo modo il cacciatore lo potrà catturare.”

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Il simbolo è sempre un legame a due direzioni: una cosa simboleggia l’altra, ed anche viceversa, e non c’è mai un significato prevalente o unico, né un segno senza importanza che punta soltanto al significato, senza altre funzioni oltre a questa. Il vero significato del simbolo non sta in una traduzione, come quando diciamo ad esempio “il colore rosso significa amore”; piuttosto, il rosso simboleggia con l’amore, e l’amore con il rosso. Il vero nocciolo del simbolo sta proprio nel rapporto che lega i due termini. È lì il suo aspetto ultimo, in mezzo alle parti del rapporto, fra loro. “Rosso” e “amore” sono quindi facce d’una medaglia, visioni parziali che ci parlano del tutto. Il rosso simboleggia anche con la violenza: e di nuovo, questa non è una spiegazione univoca, come una traduzione meccanica svolta secondo un codice prestabilito, ma un nuovo significato che si dispone ordinatamente, come un pianeta in orbita attorno ad un sole. Rosso, fuoco, calore, sangue, violenza, sesso, amore, odio, violenza e desiderio: nessuno di questi aspetti è il simboleggiato in sè, ma ognuno di essi è un simbolo, una via di accesso per avvicinarsi al centro di gravità attorno a cui ruotano.

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