Etichettato: oro

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Vidi un uomo, immerso nell’oscurità, come se fosse sotto terra. Vedevo l’intreccio delle sue vene, le arterie che si gettavano come ponti attraverso il corpo, ed i singoli capillari avviluppati come una fittissima ragnatela. L’intero sistema circolatorio formava un complesso simile alle radici d’un albero. E dove la testa terminava, partivano verso l’alto una serie di grosse arterie, avvolte a spirale l’una sull’altra, come a formare il tronco vivo di quello stesso albero, ed i rami ed i ramoscelli erano di vene della stessa forma e dello stesso colore di quelle del corpo sottostante.
Nel corpo inferiore pulsava un cuore rosso ed oscuro, che riceveva l’oscurità circostante, e la spingeva in circolo, affinchè si purificasse. Il corpo la mutava in una linfa dolce, un’acqua in cui era disciolta la luce vivente; il cuore quindi la raccoglieva nuovamente in sè, per poi inviarla verso l’alto. In corrispondenza al cuore inferiore, nei rami dell’albero superiore brillava un cuore di luce, come se fosse fatto di oro spirituale, l’oro di Ophir.

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Il fuoco è la prova dell’oro, la sventura quella dell’uomo forte.
(Seneca)

Ma Sadràch, Mesàch e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: “Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto”. Allora Nabucodònosor, acceso d’ira e con aspetto minaccioso contro Sadràch, Mesàch e Abdènego, ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadràch, Mesàch e Abdènego e gettarli nella fornace con il fuoco acceso. Furono infatti legati, vestiti come erano, con i mantelli, calzari, turbanti e tutti i loro abiti e gettati in mezzo alla fornace con il fuoco acceso.
Ma quegli uomini, che dietro il severo comando del re avevano acceso al massimo la fornace per gettarvi Sadràch, Mesàch e Abdènego, rimasero uccisi dalle fiamme, nel momento stesso che i tre giovani Sadràch, Mesàch e Abdènego cadevano legati nella fornace con il fuoco acceso.
Essi passeggiavano in mezzo alle fiamme, lodavano Dio e benedicevano il Signore.
(Daniele 3:16-24)

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Si sa che il Leone è il re degli animali: fra tutti infatti eccelle per forza e nobiltà. Ma ciò che non tutti sanno è che a causa di tale esaltazione, l’animo del Leone si macchia coi colori dell’arroganza e della voracità.

Quale immagine e reggente del Sole sulla terra, il Leone rappresenta l’oro; a causa dei suoi peccati, però, l’oro del leone non è assolutamente puro, ma quello chiamato “oro rosso”: luce mescolata al sangue.

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