Il simbolo nell’anima – recensione

«Questo universo è davvero un vivente animato e intelligente, generato dalla provvidenza». Così scriveva Platone nel Timeo, celebrando il cosmo come un àgalma, un’«immagine sacra», che rappresenta e riproduce, nel divenire, l’eterna perfezione dell’essere. Un grande e meraviglioso «animale», un organismo che ha zoé, «vita», sensazione e pensiero. In esso nulla è irrelato perché un’invisibile harmonìa ne connette saldamente gli elementi, creando una trama occulta di corrispondenze e di mutui effetti. E’ come se un unico «respiro» lo attraversasse da un capo all’altro e ciascuna cosa inalasse ed esalasse questo soffio, secondo un impercettibile, ma regolare ritmo che riverbera ovunque.
Davide Susanetti, Il simbolo nell’anima (Carocci editore)

Non potevo certo farmi scappare un libro con un titolo simile!
Il simbolo nell’anima è un libro di Davide Susanetti, professore di letteratura greca all’Università di Padova e già autore di altri libri sulla sapienza dell’antica Grecia, come La via degli dei, o Luce delle Muse.

Il Simbolo nell’anima approfondisce il tema della ricerca di sè, seguendone le tracce nella tradizione platonica. Il filo conduttore è il celebre «conosci te stesso» dell’oracolo delfico. Partendo dai dialoghi di Platone, l’autore ci conduce alla scoperta delle meditazioni di Plotino, agli scritti di Giamblico e Sinesio di Cirene, fino alla teurgia di Proclo e alla poesia mistica degli Oracoli Caldaici.

Conoscere sé stessi non è semplicemente un’introspezione, non è la banale constatazione del proprio carattere, delle qualità e dei difetti che ciascuno di noi ha. Quello non è che il primo passo: la vera scoperta di sé inizia lì, il primo passo di un viaggio lungo e impegnativo che porta l’anima a elevarsi dal mondo materiale, dal piano più basso dell’esistenza fino a ricongiungersi con la divinità.

Ogni capitolo del libro segue un autore della tradizione platonica, focalizzandosi sui diversi approcci a questo viaggio dell’anima: la contemplazione di Plotino, il sogno in Sinesio, l’aspetto rituale in Proclo. Tratto comune di queste vie convergenti è il simbolo:
Solo la forza dei simboli poteva rendere l’anima capace di procedere al di là del corporeo. Solo l’efficacia dei riti, che di quei simboli sapevano fare un uso conveniente, poteva davvero ripristinare la connessione perduta con gli dei e con i livelli più alti dell’essere.

Il simbolo collega le cose del mondo alle potenze divine, come una segnatura che proviene dalla causa divina e si imprime in ogni sostanza. Ma questo rapporto è anche una via che si può percorrere in senso opposto, per quel “viaggio di ritorno” che l’anima intraprende staccandosi dal divenire per tornare al divino.

L’erudizione e la precisione del testo non contrastano con l’attualità del testo. Al contrario, uno dei pregi de Il simbolo nell’anima è di proporsi come l’invito a una via spirituale tutt’ora percorribile. L’autore stesso lo esplicita nell’introduzione con parole particolarmente ispirate:
La possibilità di «re-incantare il mondo», non per tornare all’impossibile ingenuità dell’arcaico e del mitico, ma per saldare la sapienza della tradizione antica con le punte più avanzate di una nuova scienza: creare la realtà del «post», riaccendendo la «scintilla di simboli antichi», nella rinnovata e diversamente concepita consapevolezza di un universo che non sia materia bruta, mossa da leggi meccaniche in un vuoto inerte, ma un tutto coerente e cosciente, in un campo unificato ,in cui la realtà fisica e realtà spirituale sono il medesimo.

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