L’Origine e la Vita

Il passato è più che l’antecedente del presente: ne è la sorgente.
Risalendo fino ad esso, il ricordo cerca non di situare gli avvenimenti in un quadro temporale, ma di attingere dal fondo dell’essere, di scoprire l’originario, la realtà primordiale di cui è intessuto il cosmo e che permette di comprendere il divenire
nel suo insieme.
(J. P. Vernant, Aspects mythiques de la mémoire en Grece)

Fontana della Giovinezza, affreschi del castello della Manta

Fontana della Giovinezza, affreschi del castello della Manta

«La terra sarà maledetta per colpa tua; tu ne mangerai il frutto con affanno tutti i giorni della tua vita»: Genesi, 3-1.
Questo passo corrisponde a quello di Esiodo, nel quale si afferma che gli dèi hanno reso affannoso agli uomini il procurarsi del cibo, mentre prima bastava il lavoro di una sola giornata per un anno intero.
La vera abbondanza, la copiosità paradisiaca, sta al di fuori del tempo. Là si trova anche la terra delle grandi, immediate creazioni, come le descrive il mito e le illustra la Genesi. E là non esiste la morte. Nell’amplesso d’amore è rimasta in noi una scintilla della grande luce di tale mondo creativo; voliamo, come scagliati da una balestra, al di là del tempo.
(Ernst Jünger, Irradiazioni)

Johann Blum - Medaglia commemorativa per il matrimonio di Guglielmo II d'Orange e Maria Enrichetta Stuart, 1641

Johann Blum – Medaglia commemorativa per il matrimonio di Guglielmo II d’Orange e Maria Enrichetta Stuart, 1641

La spirale della vita danza attorno a questo centro, un punto unico che genera in continuazione, come una gemma apicale.

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Si passa dal bocciolo alla bellezza del fiore, ma si continua oltre, inesorabilmente, anche quando i colori appassiscono e le forme si seccano.

L’esistenza è fatta anche di dolore e disordine, certo; il prezzo da pagare è ingente, ma è nulla se paragonato alla gioia e alla bellezza che il Mondo può offrire.

Molti sostengono che la vita sia indesiderabile, un peso insostenibile, e che sia da preferirle una non-esistenza; Ma io prendo nettamente le distanze contro il rifiuto del Divenire. E’ una posizione vile, propria di chi ha un animo vecchio e indebolito.

Vincent van Gogh, Alle porte dell'Eternità, 1882

Vincent van Gogh, Alle porte dell’Eternità, 1882

Nimuendaju scriveva nel 1912: «Non solamente i Guarani, ma tutta la natura è vecchia e stanca di vivere. Più di una volta i medicine-men, quando incontravano in sogno Nanderuvuvu, hanno inteso la Terra implorarlo: “Ho divorato troppi cadaveri, ne sono sazia e sfinita. Padre, fa’ che ciò finisca!” L’acqua da parte sua supplica il Creatore di accordarle il riposo e di allontanarle ogni agitazione, ugualmente gli alberi… e tutta la Natura ».
Difficilmente si troverebbe un’espressione più commovente della stanchezza cosmica, del desiderio del riposo assoluto e della morte.
(Mircea Eliade, Mito e realtà)

Immagine dal Augsburger Wunderzeichenbuch, XVI sec.

Immagine dal Augsburger Wunderzeichenbuch, XVI sec.

Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo…
Ho pena delle stelle.
Non ci sarà una stanchezza
delle cose,
di tutte le cose,
come delle gambe o di un braccio?
Una stanchezza di esistere,
di essere,
solo di essere,
l’essere triste lume o un sorriso…
Non ci sarà dunque,
per le cose che sono,
non la morte, bensì
un’altra specie di fine,
o una grande ragione:
qualcosa così, come un perdono?
(Fernando Pessoa, Ho pena delle stelle)

L’Origine è il germoglio da cui continuamente sgorga nuova vita. Come una sorgente, genera in continuazione, dona senza mai esaurirsi, crea ma resta pura: è Madre ed è Vergine.

Man mano che ci si allontana da da questo punto si entra nel Tempo, ci si inoltra nella decadenza; ma rifiutare questo cammino, per rimanere all’interno dell’Origine, vorrebbe dire rinunciare alla Vita, e quindi tradire la natura della fonte perenne.
Per combattere questa stanchezza di essere si può tornare agli inizi; ci si china alla sorgente, per attingere nuove energie, per scoprire nuove potenzialità inespresse. Ma dopo questo ritiro nel Centro immobile, occorre tornare nuovamente nella grande danza in cerchio.

William-Adolphe Bouguereau, Nascita di Venere, 1879

William-Adolphe Bouguereau, Nascita di Venere, 1879

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