I Tarocchi e la tradizione iniziatica – recensione

Ho da poco finito di leggere I Tarocchi e la tradizione iniziatica di Daniele Palmieri, recentemente uscito con Edizioni Tlon.

Seguendo l’intreccio abilmente intessuto dall’autore, mi è tornato in mente il Tangram.

61ONPI5IEjL._SL1009_.jpgE’ un famoso gioco cinese: un quadrato di legno, tagliato in diverse sezioni, con cui si possono comporre un’infinità di forme diverse. Il quadrato iniziale, simbolicamente, è una totalità, in un certo senso l’esistenza stessa, vista nel suo complesso; le singole forme che se ne traggono rappresentano i destini individuali, la diversa vita che ognuno di noi percorre. In questi casi il taglio della totalità, si intende, non è una frattura, non è il risultato di una caduta incontrollata, ma è un lavoro attento e sapiente, simile a quello con cui l’artigiano trae le gemme dalla pietra naturale.

La “lettura” dei tarocchi, in questo senso, è proprio il passaggio dalla
totalità al percorso personale. Palmieri compie questa declinazione con piena consapevolezza: dalle infinite possibilità del mazzo di tarocchi, l’autore sceglie una disposizione particolare, trasformando le carte nei 22 passi di un viaggio iniziatico.
Dall’inizio del Bagatto al bivio dell’Innamorato, che da un lato porta al sentiero della perdizione che giunge alla Morte ed al Diavolo, e dall’altro al cammino virtuoso che seguendo le pietre miliari degli Arcani conduce al risveglio dell’anima, dal mondo sensibile fino al cielo della divinità.

L’autore riconosce esplicitamente che questo viaggio iniziatico è solo una
delle infinite composizioni possibili insite nel mazzo di tarocchi. Quando si ha a che fare con il simbolo, c’è sempre una componente personale: la forza dell’interpretazione sta proprio nell’incontro fra l’aspetto oggettivo dato dalle carte, e il coinvolgimento individuale con esse.

Tuttavia Palmieri rispetta con scrupolo anche il lato oggettivo del simbolo, supportando le sue interpretazioni con passi tratti da testi medievali, attingendo alla stessa matrice che ha dato origine al simbolismo dei tarocchi. Da Petrarca a Tommaso d’Aquino, L’Acerba di Cecco d’Ascoli e le Cronache dell’anno Mille di Rodolfo il Glabro, e tanti altri ancora. Il viaggio iniziatico offre così anche lo spunto per approfondimenti letterari e storici che nel panorama tarologico contemporaneo spesso vengono trascurati, in favore di interpretazioni esoteriche relativamente più recenti.

Un Commento

  1. giovanni

    posso affermare, per esperienza personale da giocatore professionista, che le carte Ci Parlano.
    Bisogna conviverci per tanti anni,, toccarle con le mani, mischiarle fin quando si entra in contatto con l’Anima delle carte.
    Un mazzo nuovo di carte rappresenta a mio avviso l’Ordine Originario del Mondo, poi viene spachettato e mischiate fra di loro le carte, dando origine al Caos, lo scopo del gioco e’ di ricostruire, in un qualche modo, l’Ordine originario.
    La gioia del giocatore e’ quella di realizzare un sogno che le carte stesse, se le osservi attentamente, ti indicano.
    La vittoria o la sconfitta al gioco sono grandissime fonti di insegnamento.
    La gioia del giocatore e’ quella di conoscere una carta coperta prima che diventi visibile a tutti.
    Appena ti siedi al tavolo, la carta ti dice se sarai vincente o perdente indiscutibilmente.
    Il giocatore deve comunque giocare perche’ lo scopo del gioco e’ il piacere della conoscenza.
    E qui mi fermo

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