Tu non sei Dio – recensione

Lo studio della simbologia mi porta spesso a incursioni nell’esoterismo: si tratta infatti di un luogo del pensiero in cui il simbolo è uno dei linguaggi più praticati ed efficaci. Per questo motivo mi capita a volte di entrare in contatto con i diversi esponenti di quell’ampio spettro che viene comunemente definito “spiritualità”. Non sempre l’opinione che ne ricavo è positiva, lo ammetto, in particolare negli ambienti di quella che una volta venivano raggruppati sotto l’etichetta di “New Age” (locuzione un tempo in auge, e che ora sembra diventata una parolaccia da evitare).

Da un lato un pubblico di gente disorientata, in certi casi persino spaventata. A volte la ferita che hanno dentro si vede persino sul volto. L’espressione di chi è disperato, naufraghi pronti ad aggrapparsi al primo legno che offra loro la promessa di salvarsi. 
Dall’altro lato i professionisti del settore. Avvoltoi che annusano la preda da chilometri di distanza. Comprendono al volo la debolezza, e hanno un intuito fenomenale per monetizzarla. Promettono felicità e realizzazione personale, e invece nel migliore dei casi vogliono soltanto guadagnare dai problemi altrui.
Ci sono bellissime eccezioni, è vero. Cercatori infaticabili e onesti, guide generose e accorte. Ma la loro voce, il più delle volte, è coperta dagli strepiti di chi vende urlando come a un mercato. Perchè di mercato, per loro, si tratta: è questa la vera cifra della loro spiritualità.

Eppure non bisogna buttar via il bambino assieme all’acqua sporca. “Spiritualità” non è sinonimo nè di truffa nè di illusione. Non deve diventarlo, sarebbe come darla vinta a questi sciacalli, lasciar loro campo libero. 

Si rende urgente, dunque, analizzare il variopinto mondo della spiritualità contemporanea. Capire cosa c’è di sano e quali sono i rami malati. E’ questo il proposito di Tu non sei Dio, libro di Andrea Colamedici e Maura Gancitano pubblicato da Edizioni Tlon. 

RRJ

Il testo è innanzitutto una minuziosa ricostruzione che delle radici storiche arriva al fenomeno della spiritualità odierna. Dalla Teosofia di Madame Blavatsky allo spiritismo, da Jung fino a Bateson, Erickson, la PNL. E poi il pensiero positivo, le preghiere di Neville Goddard, gli Specchi Esseni. La pietra di paragone che gli autori propongono per saggiare l’oro spirituale è principalmente la filosofia. Le teorie contemporanee vengono indagate tramite gli scritti – analoghi ma diametralmente opposti – di filosofi quali Platone, Kant, Foucalt. La storia della spiritualità va così a comporre una meta-storia, che riflette la tensione fra due polarità della mente, figurate nell’Illuminismo e nel romanticismo. 
Ogni fibra della spiritualità contemporanea viene quindi analizzata per capire sia la sua origine che la sua particolare influenza sul presente: sia negli apporti positivi, che sulle possibili derive patologiche. Derive che gli autori individuano in tre fattori principali.

Per prima cosa la commistione fra spiritualità e denaro. Vera e propria piaga del mondo della spiritualità, perchè da un lato attira operatori spietati che illudono e a volta rovinano persone fragili, pur di arricchirsi; dall’altro funziona da esca, perchè una delle promesse ricorrenti di questa falsa spiritualità è proprio l’arricchimento facile, la risoluzione dei problemi finanziari con trucchi che stanno a metà fra la magia e la psicologia.
La spiritualità contemporanea esiste principalmente in funzione del denaro, in un meccanismo di iperproduzione editoriale e formativa

Il secondo è l’eccessiva semplificazione. La banalizzazione di tematiche importanti, il miscuglio indiscriminato di antiche tradizioni e innovazioni prive di fondamento.  Ma anche la facilità del cammino, la certezza del risultato (almeno stando alle promesse), la tecnicizzazione delle dottrine spirituali in un percorso standardizzato e accessibile a tutti. 
Tutto è Bene, Tutto è Uno e Tutto, quindi, è Perfetto, in un’escalation di banalizzazione del reale che ha l’arroganza di prendere in esame qualunque cosa, a partire dai testi sacri di ogni epoca, che vengono tritati e macellati, pre-cotti e pre-masticati.” 

Infine, la mancanza di uno slancio metafisico. Quella contemporanea è una spiritualità che vola a pochi metri da terra. Non cerca mete elevate, ma promette risultati materiali e immediati: arricchimento, benessere fisico e psicologico, realizzazione personale, carriera.  “Un tentativo di riportare l’Iperuranio all’interno della superficie terrestre, e di piegare alla realtà ordinaria qualcosa che risponde ad altre leggi.” Un egocentrismo miope, che d’altronde riflette in campo spirituale quella degenerazione che devasta la nostra società, portando a un paradossale individualismo di massa.

Soldi, tecnicizzazione, materialismo. E’ questa, in fin dei conti, la radice del problema. Che lo si voglia chiamare capitalismo, consumismo, individualismo o materialismo, questo è il veleno che ammorba la nostra cultura, giungendo a intossicare persino la spiritualità.
Su questo vorrei aprire un piccolo spunto di discussione. Una locuzione che nel libro viene spesso ripetuta è “società occidentale”, e senza dubbio con ciò ci si riferisce anche a questa miope avidità; ma trovo che l’uso del termine “occidente” (ormai logorato dall’eccessivo utilizzo, proprio negli ambienti della spiritualità contemporanea) possa essere pericolosamente frainteso. Innanzitutto può essere equivocato come se indicasse un’area geografica, mentre invece è una deriva dell’anima che insidia l’intera umanità. Altrimenti lo si può interpretare come un fatalismo storico: l’occaso come tramonto, come decadenza in cui la luce cala fino a minacciare di spegnersi. Una profezia disfattista, che rischia di auto-avverarsi. Più facilmente, il termine occidente rischia di diventare uno slogan, un’imprecisa dichiarazione di colpa che preclude una seria analisi della propria società, per portare a votarsi a un ipotetico e malinteso “oriente”.
Ho molto apprezzato, dunque, i passi del libro in cui questo “occidente” viene analizzato chirurgicamente, arrivando alla vera fonte dei problemi, spirituali e non solo:
Si passò da una dimensione storico-sociale, fatta da grandi ideali  a una dimensione individuale, in cui regnava l’idea di sviluppo personale. Era l’atmosfera degli anni Ottanta, gli anni della superficialità, del consumismo e della televisione commerciale. Anni in cui si rinunciò definitivamente all’idea di rivoluzione.”  

Se avete fatto attenzione, avrete notato che qui sopra ho usato una pericolosissima formula: falsa spiritualità. Ma cos’è, dunque, che distingue il falso dal vero? E’ qui, in effetti, il punto critico del libro. Se certi esempi di deviazione spirituale sono così plateali da essere innegabili, è pur sempre vero che fra essi e la spiritualità virtuosa non c’è un confine netto, ma una sfumatura continua. Dove cessa l’uno, e dove inizia l’altro? E soprattutto, con quale autorità è possibile stabilire cos’è giusto e cos’è sbagliato in campo spirituale?
Il rischio, è ovvio, è quello di dichiarare come “verità” la propria posizione, condannando le altre con maggiore intensità man mano che si allontanano dalla nostra. 
Andrea Colamedici e Maura Gancitano in questo senso fanno un ottimo lavoro. A volte si avvicinano a questa pericolosa linea, ma senza mai attraversarla, senza mai arrogarsi di rivelarci “la giusta via”. Ed è questo, a mio avviso, l’apparente difetto e al tempo stesso il più grande pregio di “Tu non sei Dio”: alla pars destruens non corrisponde infatti una pars costruens. Gli autori ci mettono in guardia contro gli aspetti più deleteri della spiritualità, ma poi non ci dicono a quale via rivolgerci, quali maestri seguire. Ed è giusto così. La spiritualità più autentica non è un sentiero turistico già tracciato, che si possa insegnare e tracciare su una mappa. Farlo, per l’appunto, vorrebbe dire banalizzare e tecnicizzare, trasformare in un prodotto commerciabile. La difficoltà della spiritualità invece sta proprio in quella libertà superiore, che non è la possibilità di dar libero sfogo a ogni capriccio, ma al contrario la responsabilità di dover sceglier con piena consapevolezza i propri passi: “Il cercatore deve trovare una via di fuga, una fessura di cui nessuno si era accorto, una via che non era stata battuta, che non era stata prevista.” 

 

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