Sul dorso di un’oca

Il Gioco dell’Oca è il gioco del pellegrino che si mette per via sognando il ritorno a casa, dove vivono il Padre e la Madre in beata unità: quella che si irradia nella molteplicità senza mai perdersi.

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“Sul dorso di un’oca” è un libro di Roberta Borsani dedicato alla simbologia del Gioco dell’Oca. E’ edito da Moretti&Vitali, storica casa editrice di Bergamo, con un catalogo ricchissimo di titoli utili per chi studia il complesso universo dei simboli. Oltre che in libreria potete trovare il libro su IBS o su Amazon.

Già da anni mi interesso della simbologia del Gioco dell’Oca, perciò non ho saputo resistere ad un libro con un sottotitolo come “Il simbolismo iniziatico del Grande Gioco”. L’aspetto sapienziale del Gioco dell’Oca viene spesso trascurato, ma a ben vedere esso rappresenta un percorso simbolico profondo e ricco di sapienza, al pari di altri giochi più blasonati come gli scacchi o i tarocchi.
La struttura stessa del Gioco dell’Oca è altamente significativa. La spirale che segna il percorso dell’oca è infatti la traccia di un cammino, quasi un pellegrinaggio verso il centro. Centro che non è un luogo fisico, ma un punto spirituale, l’interiorità più pura e profonda che forma il nucleo dell’anima e dell’esistenza stessa. L’autrice coglie bene questo aspetto e lo espone con parole di straordinaria efficacia:
La spirale del Gioco dell’Oca ci racconta di un viaggio per nulla turistico verso l’interno, un viaggio fatto di partenze e ritorni. Le caselle significative – il ponte, la locanda, la prigione… – rappresentano con grande efficacia simbolica le situazioni limite della vita, i momenti profetici che dolorosamente ci chiamano agli alti compiti della crescita spirituale, strappandoci a modalità di comportamento inautentiche o involute.

Bisogna qui evidenziare un possibile passo falso in cui si può incorrere quando si analizza il significato simbolico del gioco. Certi infatti ritengono che l’aspetto ludico non sia altro che una degenerazione di quel che un tempo era un sistema sapienziale puro. Abbiamo già citato i tarocchi e gli scacchi: spesso si sente ripetere che essi sono sistemi filosofici espressi in forma di simbolo, e che essi divennero giochi solo quando “caddero” nelle mani del popolo ignorante.  Oltre a tradire un elitismo di pessimo gusto, questo genere di concezioni incappa nell’errore madornale di considerare il gioco come un passatempo inutile, buono soltanto per gente di poco conto. La potenza comunicativa dei giochi invece sta proprio nella loro capacità di divertirci, di coinvolgerci fino a sfidare le nostre certezze. Il gioco non è un elemento posticcio, non è un’incomprensione. Al contrario il divertimento, la sfida e il caso fanno parte della visione del mondo espressa implicitamente da questi sistemi ludici e simbolici. Cancellare l’aspetto giocoso non ci riporterebbe alla purezza di un supposto insegnamento originario, ma al contrario ci restituirebbe una lezione monca e noiosa.
Per fortuna Roberta Borsani riconosce esplicitamente l’importanza del gioco e del divertimento, soffermandosi in diversi capitoli ad evidenziare i vari aspetti che lo compongono e la loro importanza per la nostra vita.

Uno dei punti di forza del libro sta nel metodo espositivo scelto dall’autrice. Il testo infatti non si articola come una ricerca storica o come un saggio pedante, ed evita di ingabbiarne il simbolismo vivo in dottrine rigide e preconcette:
I simboli che costituiscono il Gioco dell’Oca possono essere letti a livelli diversi. Alcuni studiosi hanno interpretato il Gioco dell’Oca secondo i principi di un sofisticato allegorismo, ad esempio decifrando le sue rappresentazioni in chiave massonica. In questo saggio invece si è scelto di leggerli secondo i criteri del simbolismo semplice e spontaneo che traluce nel folklore, nelle narrazioni religiose e nelle fiabe.

Per ogni aspetto del gioco, per ogni casella del percorso dell’oca, Roberta Borsani ci racconta fiabe, cita romanzi, richiama racconti ed esperienze di vita. L’esposizione è ricca, ma mai disordinata, proprio grazie alla spirale del cammino che forma il Gioco dell’Oca: una forma che accoglie e ordina l’abbondante messe di simboli, tramutandoli nelle tappe di un percorso coinvolgente e significativo:
Girare in tondo banalizza l’esistenza umana, così preziosa, personale e irripetibile. Una lunga linea retta fa invece perdere il senso della propria origine, esponendo all’arrivismo degli slanci in avanti deprivati della memoria – il soffce terreno su cui germoglia la sensibilità, premessa di un cuore di carne – e affamati di traguardo. La spirale, in cui origine e fine, passato e futuro, alfa e omega si compenetrano, come poli cangianti del medesimo atto, offre un’alternativa possibile ai rischi della regressione e della dispersione. Soprattutto se si dona nella fresca gratuità del gioco, poetica metafora della creazione.

 

 

 

 

 

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