EsotericArte: il simbolo come baluardo di salvezza

Articolo di Chiara Babuin

Non è impresa semplice quella di cui si rende protagonista Elio Crifò, nel suo spettacolo teatrale EsotericArte: i misteri nell’arte Italiana. Un viaggio tra esoterismo, simbologia, numerologia, approdato (finalmente) nell’importante cornice del Teatro Vittoria di Roma (dal 27 al 29 novembre 2017).

Esotericarte_coverbook

Impresa ardua, si diceva, poiché l’intento di Crifò è quello di spodestare la visione scientista, tecnocratica e falsamente progressista (ricordiamo la distinzione pasoliniana tra Sviluppo e Progresso) che ormai governa il contemporaneo, in favore di un recupero – o di una presa di coscienza da parte del pubblico – di quel legame arcaico, ancestrale che era il fondamento del Sapere delle più grandi civiltà che hanno solcato questa terra. In poche parole, Crifò vuole far capire che è l’uomo che deve cercare un posto nel mondo (visione antica), non è il mondo che deve cercare un posto nell’uomo (visione moderna).

Chiariamo ogni equivoco: qui non si auspica il recupero di vaghe e fumose nostalgie tradizionaliste, di oscura provenienza ideologica.

Qui si cerca, al contrario, proprio di affrancare la ricerca interiore di una visione armoniosa del cosmo dai gangli di quella nefasta appropriazione culturale.

Spartiacque tra le due concezioni è il Medioevo. È da qui che Crifò fa partire il suo viaggio essoterico (esterno) – più che esoterico (interno) – nell’Arte italiana. Arte (dall’architettura, ai dipinti, agli affreschi) che è sempre espressione di una visione del mondo e il fatto che spesso ci sia difficile leggerla e che addirittura esistano diverse interpretazioni della stessa opera, significa che questa visione non è sempre la stessa, ma che muta con il farsi della Storia. Ecco quindi che Crifò introduce il tema cardine del Sapere antico: la simbologia, intesa nel suo senso etimologico: dal greco σύμβολον (symbolon), “segno di riconoscimento”, che a sua volta deriva dal tema del verbo συμβάλλω (symballo), cioè “mettere insieme” due parti distinte. Per dirla in termini orientali: lo yoga (unione); il Tao, formato da yin e yang; cioè, l’equilibrio intrinseco nell’Uno.

E quali sono le parti distinte che l’arte mette insieme? La dimensione materica con quella spirituale (o sovrasensibile). Il simbolo, cioè, esprime un concetto (appartenente a una determinata concezione del cosmos) tramite una forma; come, ad esempio, il nodo di Salomone, spesso raffigurato nelle chiese paleocristiane, il cui significato è l’unione tra l’Uomo (il piano terrestre, orizzontale) e il Divino (il piano celeste, verticale). Crifò porta lo spettatore a riflettere che, se oggi abbiamo perso questo simbolo, è perché il suo senso non ci è più stato tramandato, non fa più parte del bagaglio culturale di un individuo (come, ad esempio, la croce di Cristo). Per logica, se un simbolo non viene riconosciuto, significa che una o entrambe le parti che lo compongono sono andate perdute, per senso e significato, assieme alla visione del mondo di cui era espressione. Lo scrittore francese René Alleau, sostiene che una società senza simboli non può evitare di declassarsi a società infraumana, poiché solo attraverso il simbolo può avvenire una relazione sensibile e sovrasensibile.

nodo

Quindi, l’uomo contemporaneo, sul quale Crifò sempre ritorna, risulta mancante: l’impero scientista, tecnocratico, sistemico e sistematizzato, iniziato con la separazione delle Arti dalle Scienze, avvenuta durante la prima Rivoluzione Scientifica (tra la metà del XVI secolo e i primi decenni del XVII, con Copernico, Galileo, Keplero, Newton), ha fatto perdere all’uomo le coordinate della propria esistenza. La Scienza non è più, come nel sapere antico, qualcosa che serve a contemplare la perfezione misteriosa della Natura, ma uno strumento per assoggettarla. La Ragione umana assume quindi una posizione di potere rispetto alla Natura, da sempre considerata manifestazione del Divino, poiché, come dice G.K. Chesterton: “Nessun uomo è mai stato così innaturale da venerare la natura” , bensì il dio che la governava.

Lo scientismo, sottomettendo la Natura, l’ha spogliata della sua espressione divina, negando, di fatto, lo Spirito. Evocando sempre Chesterton: “Noi esseri umani non abbiamo mai venerato la natura: e la ragione è molto semplice. Tutti gli esseri umani sono esseri sovrumani. Abbiamo impresso la nostra immagine sulla natura, come Dio ha impresso su di noi la sua.” Quindi, negando lo Spirito della Natura, l’uomo l’ha negato da e a sé stesso.

L’uomo contemporaneo, risultato della Seconda Rivoluzione Scientifica, che coincide con la Seconda Rivoluzione Industriale e con l’inizio della massificazione dei consumi (e della produzione), è quindi un uomo che nega la sua spiritualità, a favore della supremazia della Ragione (produttiva). Da precisare che qui non si sta demonizzando gli encomiabili passi avanti della Scienza, bensì il cambiamento di approccio e considerazione alla Realtà che questi hanno scaturito nella parte debole dell’uomo: l’ego (percepito a sé stante e non una parte del Tutto). è ciò che Mary Shelley aveva intuito nello scrivere il suo Frankenstein, non a caso sottotitolato Il Prometeo moderno.

E’ per questo motivo che oggi non si riconosce più la simbologia, il concetto e il senso del nodo di Salomone: l’uomo ha eliminato, frantumando tragicamente l’equilibrio, uno degli elementi che concorrono a formare il nodo: il piano verticale, ascensionale, spirituale, celeste, divino.

Un piano misterioso e inconoscibile, che veniva venerato e rispettato (proprio nel suo mistero); affiancato dalla matematica non, originariamente, per governarlo, ma come strumento di contemplazione della macchina naturale-divina. Da qui, l’importanza della numerologia: cattedrali che seguono la filosofia del 3; edifici pensati con la pianta a 8; la proporzione aurea: un inno al divino, tramite il più altro e sublime genio umano, non certo una segregazione!

astro giotto

Cartina al tornasole di tale concezione è un sapere che al giorno d’oggi viene declassato a pseudoscienza o relegato a credenza: l’astrologia, professione che è possibile ammirare su una delle formelle di bronzo, nella serie dedicata all’arte dei mestieri, sul Campanile di Giotto a Firenze. Originariamente, astronomia e astrologia non erano separate: la prima (il calcolo razionale matematico) era lo strumento base per poter leggere e interpretare i transiti della volta celeste e poter leggere gli effetti dei pianeti sull’uomo (astrologia). Oggi, negando, come detto, la dimensione verticale, sottile, l’uomo ha isolato e assurto l’astronomia a vero sapere, relegando l’astrologia a materiale mistificante. In realtà, misconoscendone l’unione, ha misconosciuto sé stesso, privando la forma del suo contenuto, che comprendeva anche una sublime venerazione del mistero.

Mistero che, a fine spettacolo, Vittorio Sgarbi si sente in diritto di affossare, ostentando il dogma hegeliano del “ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale”. Da queste premesse, è chiaro che Sgarbi intende l’Arte come frutto del mero pensiero umano (e quindi in totale – ma interessante – contraddizione con lo spirito del testo di Crifò). Nonostante questa posizione opinabile, che porta il professore a contraddirsi non poche volte nelle sue argomentazioni, la sua cultura è talmente vasta e ammirevole, che è impossibile non rimanere deliziati dal suo intervento. In particolare, l’aver reso noto l’anello di congiunzione tra Cavallini e Giotto: il Maestro di Sant’Agata, il primo che cerca di cambiare la visione bizantina dal tipico sfondo oro e dai volti ieratici, con una nuova soluzione narrativa e ambientale.

Elio-Crifò

Questo e molto altro (Bach, i Deep Purple e i Genesis) è EsotericArte di Crifò: un tentativo di recupero del Sacro, di spostare il velo di Maya generato da una concezione della Scienza squilibrata, per ripristinare l’unione dell’ingegno umano con l’amniotico Mistero (della vita, della Natura e di Dio) come passo necessario per ritrovare l’armonia col Tutto, nell’epoca di un globale spaesamento esistenziale.

Si può forse obiettare sul modo che Crifò ha per farlo, una recitazione quasi da televendita, ma bisogna ammettere che, non avendo la fama degli Angela, agendo in un teatro e dovendo parlare di temi prettamente filosofici, forse è una delle forme più riuscite per farsi ascoltare da tutti. Ad ogni modo, è possibile apprezzare il validissimo, affascinante e meticoloso testo di Esotericarte, supervisionato dalla Prof.ssa Annamaria D’Achille (Università La Sapienza), nel libro dall’omonimo titolo, con la possibilità di sfogliare il cospicuo e magnifico apparato iconografico scelto dall’autore.

Per il coraggio, l’accuratezza, lo spessore e, assieme, la leggerezza espositiva (non certamente di pensiero) del testo portato in scena, sicuramente EsotericArte meriterebbe una più alta diffusione e, speriamo, augurandolo all’autore, una seconda edizione.


Chiara Babuin, classe 1985, laureata in Arti Visive e dello Spettacolo a Venezia, specializzatasi in Cinema a Roma, considera la società un variegato laboratorio antropologico e per questo non smette di studiare ogni sua singola forma d’espressione

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