I figli della Notte

Col calare del sole scompare la luce del giorno, ed anche nell’uomo qualcosa inizia ad affievolirsi, come una candela che langue prima di spegnersi. “Come in alto, così in basso”: l’Uomo è la piccola immagine che riassume in sè l’intero Universo, così alla notte che avvolge l’orizzonte corrisponde il torpore del sonno che riempie l’anima umana.

Nella Teogonia di Esiodo, Nyx è la dea della notte, una delle prime divinità ad emergere dal Caos. Senza unirsi a nessun maschio, Nyx generò Hypnos, il sonno; ma fra i fratelli di Hypnos c’è anche Thanatos, la morte.

John William Waterhouse - Il Sonno e il suo fratellastro, la Morte - 1874

John William Waterhouse – Il Sonno e il suo fratellastro, la Morte – 1874

Il sonno è l’immagine della morte. Il corpo rimane immobile, gli occhi non vedono, le orecchie non sentono. La coscienza pare dissolversi nell’oscurità: l’unico appiglio che ancora lega il dormiente alla vita è il respiro.

Lucas Kilian - Bimbo dormiente con quattro teschi - 1614

Lucas Kilian – Bimbo con quattro teschi – 1614

E’ così che Charles Baudelaire scrisse, nei suoi Diari Intimi:
A proposito del sonno, avventura sinistra di tutte le sere, si può dire che gli uomini s’addormentano ogni giorno con un’audacia che sarebbe inintelligibile, se noi non sapessimo che è il risultato dell’ignoranza del pericolo.

Proprio l’ignoranza è un altro degli aspetti simbolici della Notte. Mentre le fiere sanno vedere anche di notte, l’uomo al buio procede a tentoni, scambia verità ed abbagli, e rischia di inciampare ad ogni passo. Nella mente umana, dunque, la notte si manifesta come errore, incoscienza, stoltezza.

Francisco Goya - Il sonno della ragione genera mostri – 1797

Francisco Goya – Il sonno della ragione genera mostri – 1797

Morte ed ignoranza: saper vincere una simile sonnolenza farebbe dell’uomo un dio.
Nei Vangeli è raccontato un misterioso episodio, in cui i discepoli di Gesù non riescono a vincere nella lotta contro il Sonno:
Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina».
Nell’istante decisivo, i seguaci del Salvatore non riescono a rimanere a fianco del loro maestro, perché un sonno invincibile li fa addormentare. La loro non è certo una semplice stanchezza: il sonno è infatti il simbolo della condizione di incoscienza, l’oscura e torbida cecità umana, mentre la veglia rappresenta l’illuminazione divina.

L’incapacità di rimanere svegli ha un importante precedente mitologico nell’epopea sumera di Gilgamesh.
Dopo mille peripezie, l’eroe raggiunge finalmente Utnapishtim, l’unico essere umano ad esser sopravvissuto al precedente diluvio, e l’unico uomo ad aver conquistato l’immortalità. Gilgamesh gli chiede di ottenere anche per sè la vita eterna, ma questi gli risponde che egli non è in grado di trascendere la sua umana mortalità, e per provarglielo sfida l’eroe a rimanere sveglio per sette giorni. Gilgamesh ci prova, ma si addormenta subito, ed anzi rimane addormentato per sette giorni di fila.
Gilgamesh raggiungerà in seguito una pianta che dona l’immortalità, ma la perderà prima di poterla usare: come il saggio Utnapishtim aveva predetto, egli evidentemente non è in grado di accedere alla vita eterna.
Il significato simbolico è molto simile a quello della veglia del giardino dei Getsèmani. Per Gilgamesh, addormentarsi simboleggia la morte: di per sè l’atto di rimanere sveglio significa dunque la sconfitta della morte, al punto che se gli riuscisse di superare la prova, l’erba dell’immortalità sembrerebbe di conseguenza superflua.

Anonimo – Allegoria della notte - XVII sec.

Anonimo – Allegoria della notte – XVII sec.

Anche nella Bibbia, il legame fra sonno e morte è intrinseco alla condizione umana:
Guarda, rispondimi, Signore mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte” (Salmi 13:4)

Scampare dal sonno è invece prerogativa divina. Nel Corano, è scritto di Allah che “Non Lo prendon mai sopore né sonno” (Sura 2, verso 255)

A noi comuni mortali non resta che abbandonarci alla Notte. E’ per tale motivo che spesso si trova l’antica dea sulle tombe, come ad esempio in questa meravigliosa scultura di Michelangelo che orna la tomba di Giuliano de’ Medici nella Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze:

Notte, nella tomba di Giuliano de' Medici nella Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze

Notte, tomba di Giuliano de’ Medici nella Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze

La sapienza, dunque, non sta nella vana fuga dalla notte, ma nell’imparare a conoscere la sua bellezza.
Uno degli attributi simbolici che ricorrono con più frequenza nelle raffigurazioni della Notte è la civetta, animale che già fu sacro ad Athena, dea della saggezza. Nell’incubo di Goya il rapace è aggressivo, quasi demoniaco; qui invece la ritroviamo seria ed attenta, come un guardiano benevolo. Gli occhi della civetta, infatti, sanno vedere anche nella Notte!

Iniziamo qui ad intravedere l’altro lato dell’antica Dea: il sonno sarà un’immagine della morte, ma è anche il riposo che porta nuovo vigore, rinfrescando la vita.

Jonas Suyderhoef – Notte - 1645

Jonas Suyderhoef – Notte – 1645

I bimbi dormono, ricordando l’incisione di Lucas Kilian; ma qui c’è la Notte a vigilare maternamente su di loro, e persino la sua inseparabile civetta sembra intenerita dalla scena.
Sulla fronte della Notte c’è una ghirlanda di papaveri: lo stesso fiore che stringe in mano suo figlio Hypnos nel quadro di Waterhouse. E’ il fiore del Lete, che scioglie i ricordi e dona la pace. Il sonno infatti assomiglia anche all’oblio, il dolce rifugio di chi è tormentato.

Allegoria della notte - Cammeo in onice - 1870

Allegoria della notte – Cammeo in onice – 1870

Quando completò la sua statua, Michelangelo scrisse una poesia sulla Notte, declamandone proprio la protezione che ella sa offrire:
Caro m’è il sonno, e più l’esser di sasso
infin che il danno e la vergogna dura.
Non veder, non sentir m’è gran ventura,
però non mi svegliar, deh, parla basso

Evelyn De Morgan – La Notte ed il Sonno - 1878

Evelyn De Morgan – La Notte ed il Sonno – 1878

Non è a caso che Esiodo distingue Nyx, la notte, da suo fratello Erebo, l’oscurità. L’oblio della notte non è il silenzio, ma una musica dolce e seducente. Il suo manto non è nero, ma è un blu profondo trapuntato di stelle meravigliose.
Questo è il segreto più prezioso della notte, il dolce incanto che dà nuova forza a chi vi si abbandona: in essa si trovano le meraviglie del Sogno.
La notte non è pura oscurità. In essa brilla la falce della luna, e le tremule gemme delle stelle.
Così, anche nella notte dell’anima che il dormiente attraversa i meravigliosi regni di Morpheus; e fortunato chi sa portare con sè nel mondo della veglia gli astri di quelle terre incantate!

Vincent Van Gogh – Notte stellata sul Rodano - 1888

Vincent Van Gogh – Notte stellata sul Rodano – 1888

 

Per saperne di più:

covv
“Il viaggio sotterraneo” di Francesco Boer – (disponibile su Amazon o su IBS, anche in ebook)
Un cammino simbolico nell’oscurità interiore

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“Contro Dio” di Francesco Boer – (disponibile su Amazon o su IBS, anche in ebook)
L’uomo che cerca di trascendere i propri limiti e diventare divino

 

 

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