Il dio cieco

La cecità è un antico simbolo che rappresenta lo stato di chi vive nell’errore; l’ignoranza di chi non sa nemmeno di essere ignorante. Chi è cieco vive nell’oscurità, e solo la Luce può guarire questa infermità spirituale.

Uno dei miracoli più ricorrenti dei Vangeli è la guarigione della cecità. Il Cristo non cura una mera patologia della vista: l’episodio è il simbolo di una remissione spirituale di portata molto più profonda.
Anche negli Atti degli Apostoli la cecità gioca un ruolo importante: Saulo perde la vista sulla via di Damasco, e solo dopo essersi convertito riacquisterà la luce degli occhi. Anche in questo caso essere ciechi significa dunque la condizione del tutto umana di essere lontani da Dio, e quindi anche dalla Verità.

Dal punto di vista simbolico, essere ciechi è equivalente ad essere bendati: in entrambi i casi l’intelligenza è oscurata da un ostacolo che la allontana dalla retta conoscenza. Così nelle allegorie medievali la Sinagoga è raffigurata come una donna bendata, perchè non seppe accogliere la Nuova Legge del Cristo:

Notre-Dame de Paris - Allegoria della Sinagoga

Notre-Dame de Paris – Allegoria della Sinagoga

Ma se fosse lo stesso Dio ad essere cieco?

Un Creatore cieco ed arrogante che si crede l’Altissimo e domina la creazione, prodotto, come egli stesso, dell’errore e dell’ignoranza“: così Hans Jonas descrive il demiurgo degli gnostici in “The Gnostic Religion” (1972).
L’Ipostasi degli Arconti” è un testo gnostico in lingua copta del III secolo a.C., appartenenti ai papiri ritrovati nel 1945 a Nag Hammadi. In esso la cecità è una delle caratteristiche con cui vengono descritte le autorità che reggono il nostro mondo: “Il loro capo è cieco; a causa del suo potere, della sua ignoranza e della sua arroganza egli esclamò, con tutta la sua forza: «Io sono Dio; non c’è nessun altro al di fuori di me». Quando disse questo, egli peccò contro l’interezza. E la sua voce si levò fino a ciò che è incorruttibile; allora una voce venne dall’incorruttibile, e disse: «Ti sbagli, Samael»”, cioè, il dio dei ciechi.
Nelle dottrine gnostiche il Dio di questo mondo è cieco, perchè ignora la Verità che lo sovrasta. Il dominio di questo despota privo di vista è la prima causa dei dolori della nostra esistenza. L’uomo però può fuggire da questa angosciosa tirannia, perchè nei cieli incorruttibili sopra il demiurgo c’è pur sempre il vero Dio eterno.

Gli gnostici non furono certo gli unici ad immaginare un dio privo di vista. Il mondo è governato da molte forze che pur essendo di natura sovrumana sembrano esser prive di una mente propria, agendo in maniera indiscriminata proprio come se fossero cieche.

E’ proverbiale ad esempio che la fortuna sia cieca. La ruota del destino gira donando e togliendo ricchezze, sollevando all’eccelso e scaraventando altri nel baratro; è una forza potentissima eppure impersonale, che segue il suo corso senza guardare in faccia nessuno.

Anche l’amore, si sa, è cieco. Cupido viene spesso raffigurato bendato: le sue frecce colpiscono il bersaglio all’insaputa dello stesso arciere.

Andrea Alciato, Emblemata (1531)

Andrea Alciato, Emblemata (1531)

In questo emblema il carro di Cupido viene trainato da due leoni, simbolo dell’impetuosa forza animalesca del desiderio. Cupido stringe in mano le redini, ma controlla il carro soltanto in parte, dato che non può vedere la direzione da intraprendere.

E’ un segnale preoccupante che anche la Giustizia venga tradizionalmente raffigurata come una donna con gli occhi bendati.

Maarten van Heemskerck, Justitia (1556)

Maarten van Heemskerck, Justitia (1556)

E’ un simbolo dell’imparzialità della Legge, ma si potrebbe anche interpretarlo come una cecità del sistema giudiziario: un sistema creato dall’uomo, ma che si erge sopra di esso, continuando il suo corso senza alcun riguardo nei confronti delle persone soggette al suo potere.

L’Illuminismo considerò le forze fisiche che governano la realtà nella stessa maniera: potenze cieche, correnti impersonali che esercitano la loro influenza senza alcuna riflessione. Pian piano questa cecità si estese anche al creatore: nel 1986 lo scienziato ed ateo convinto Richard Dawkins coniò la metafora dell’Orologiaio cieco, ribaltando la famosa analogia dell’orologiaio di William Paley.
Paley sosteneva che osservando un orologio, pur senza aver mai visto prima un oggetto simile, dall’analisi della sua complessità scopriremmo subito che è stato costruito intenzionalmente da un sapiente artigiano, con una finalità ben precisa. Così, analizzando le creature viventi, possiamo scoprire che sono state create da un Dio infinitamente sapiente. Dawkins invece sostiene che questo orologiaio della Vita è l’evoluzione delle specie sostenuta dalla selezione naturale, che egli descrive appunto come un processo cieco e del tutto privo di finalità intrinseche.

L’analogia con il Samael degli gnostici è evidente: nel sistema dell’ateismo scientista, però, non c’è alcun vero Dio sopra il “dio cieco” delle forze fisiche.
L’orrore di questo universo cieco e privo di scopo fu intuito da Howard Phillips Lovecraft. Una delle figure più inquietanti nel grottesco pantheon personale dello scrittore è Azathoth, un dio sommamente potente, ma incomprensibile e caotico. Nel racconto “The Haunter of the Dark”, Azathoth è definito “signore di tutte le cose”, ma anche “dio cieco ed idiota”.

Il dio cieco appartiene al caos e all’insensatezza, e la sua azione è indiscriminata, ma tende alla distruzione, perchè la creazione presuppone un ordine derivante da una volontà ben precisa. Non è un caso dunque che un dio privo di vista sia l’inconsapevole protagonista di una delle leggende più tragiche della mitologia nordica.
Baldr era un dio forte, bello e luminoso; suo fratello Höðr, invece, era cieco dalla nascita.
Nell’Edda in prosa si racconta di come Baldr ebbe dei sogni angoscianti che gli preannunciavano l’avvicinarsi della morte. Sua madre Frigg convocò allora ogni singola cosa esistente al mondo, e le costrinse a giurare che nessuno di loro avrebbe mai fatto del male a Baldr.
Giurarono proprio tutti: animali, piante ed oggetti inanimati. Soltanto il vischio sfuggì al giuramento, perchè la piccola pianta era sembrata alla dea del tutto inoffensiva.
Baldr ora era praticamente invulnerabile, e gli dèi per divertirsi scagliavqno ogni sorta di oggetto contro il suo corpo, che non pativa alcun male. Solamente Höðr, essendo cieco, non poteva partecipare a quello strano gioco. A quel punto intervenne Loki, dio caotico e malevolo: col pretesto di aiutare Höðr, Loki armò il dio cieco con un ramo di vischio, e lo aiutò a ferire Baldr.

Árni Magnússon Institute for Icelandic Studies, manoscritto SÁM 66 (XVIII sec.)

Árni Magnússon Institute for Icelandic Studies, manoscritto SÁM 66 (XVIII sec.)

La ferita si rivelò mortale, e così il dio cieco uccise il suo luminoso fratello.
Persino la vittoria del dio cieco sula luce della verità è quindi del tutto involontaria.

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