Dio nel cielo e l’uomo nel fango

Un re nudo, cinto solamente dalla corona, viene trascinato via da una corrente impetuosa; egli implora un Dio che sembra distante, quasi incapace di raggiungere l’uomo:

L’immagine fa riferimento al Salmo 68 (o 69, secondo la numerazioneebraica).
Il re nell’acqua è Davide:
Salvami, o Dio:
l’acqua mi giunge alla gola.
Affondo nel fango e non ho sostegno;
sono caduto in acque profonde
e l’onda mi travolge.

Le invocazioni del re si possono intendere in senso storico, come una richiesta di aiuto contro gli avversari “politici” di Davide:
Avvicinati a me, riscattami,
salvami dai miei nemici.

Il testo però può essere interpretato anche in senso metafisico.
La profonda acqua fangosa diviene dunque il simbolo dello stato umano dopo la caduta:
il vortice non mi travolga,
l’abisso non chiuda su di me la sua bocca

Iniziale del salmo 68 da un Salterio (1180)

Iniziale del salmo 68 da un Salterio (1180)

L’acqua fangosa è il simbolo di una condizione dello spirito, la stessa espressa nel “segno di Giona”, divorato dal mostro marino.

Non è solamente Davide, dunque, ad implorare la salvezza; il re cantore esprime una situazione comune ad ogni uomo.

Iniziale del salmo 68 da un breviario annotato (1420)

Iniziale del salmo 68 da un breviario annotato (1420)

Gli “avversari”, di conseguenza, sono quelle forze demoniache che un tempo erano parte della sua unità, che dopo la Caduta è finita in frammenti. E’ per questo motivo che ora tornano a cercare l’uomo, finendo però per tormentarlo:
Più numerosi dei capelli del mio capo
sono coloro che mi odiano senza ragione.
Sono potenti i nemici che mi calunniano:
quanto non ho rubato, lo dovrei restituire?

Iniziale del salmo 68 dal Salterio di Ingeborg (1205)

Iniziale del salmo 68 dal Salterio di Ingeborg (1205)

Ciò però finisce per ostacolare proprio quella tensione all’Unità iniziale che offre speranza a chi è nel “fango”:
Poiché mi divora lo zelo per la tua casa,
ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta.”

La tua casa” può essere intesa proprio come l’Eternità; gli oltraggiatori sarebbero quindi figure simili agli arconti dello gnosticismo.

Il salmo riprende anche il tema dell’estraneo, caro all’immaginario gnostico per cui l’uomo “non è di questo mondo”:
Sono un estraneo per i miei fratelli,
un forestiero per i figli di mia madre.

Osserviamo bene quest’ultima miniatura. La lettera “S” divide la scena in due sfere: in alto c’è la salvezza, mentre l’uomo è confinato nella parte bassa, in balia di mostri demoniaci.

La “S”, però, ha la forma di un serpente. Come tale essa rimanda alla Caduta della Genesi, causata proprio dal serpente tentatore. Eppure il corpo sinuoso del serpente traccia una strada che può essere percorsa sia dall’alto in basso, che in verso opposto:

Iniziale del salmo 68 da un libro d'ore (XV sec.)

Iniziale del salmo 68 da un libro d’ore (XV sec.)

Nel serpente si intravede sia la punizione che allontana da Dio che il perdono che riconduce al Cielo; dal suo veleno si può trarre la preziosa medicina.

Nel libro dei Numeri, Dio punisce l’animo ribelle con il veleno dei serpenti:
Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero». Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d’Israeliti morì.

Ma quando gli Israeliti si pentono, Dio accorda loro un rimedio, proprio nell’effige di un serpente:
Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita».

Iniziale del salmo 68 dal commento ai salmi di Pietro Lombardo (1166)

Iniziale del salmo 68 dal commento ai salmi di Pietro Lombardo (1166) – Bremen, Staats- und Universitätsbibliothek ms. a. 244, fol. 113v.

Secondo lo stesso schema, il Cristo è paragonato al serpente mosaico: un contro-veleno per annullare le conseguenze del peccato originale suggerito dal serpente antico. Così nel Vangelo di Giovanni Gesù stesso afferma:
«Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.»

La “S” che fa da iniziale al salmo 68 è l’iniziale di “salvami”. Grazie al Sacrificio che passa tramite l’incarnazione per culminare nella resurrezione, la strada verso il Cielo è nuovamente aperta, e l’Uomo può sperare di abbandonare le acque fangose.

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