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Anche la parola viva si calcifica, irrigidendosi nella forma immutabile del libro: il racconto diventa storia, ed il passato non è più libero di dissolversi, ma rimane fissato nella carta, facendosi pesante ed ingombrante, se non insopportabile.
Prendi con una pinza d’argento la brace di larice, e lasciala cadere su un libro; in pochi secondi vedrai la carta sbuffare fumo, per poi esplodere in una liberatoria e distruttiva fiammata.
È tutto qui? il calore d’un momento, un fuoco troppo breve per scaldarsi, e poi soltanto cenere? Dove sono finite le parole, le frasi, i precetti del libro? Nemmeno l’occhio più fine riesce a scorgere le lettere stampate mentre si liberano nell’aria, tanto sono frammiste al greve fumo della carta.
Eppure pare impossibile che le idee possano venir distrutte da un fuoco: dove finiscono, dunque?

 

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